Francesco Puleo: “Il segreto di un Karate vincente? In una squadra si vince e si perde insieme”.

Ho già parlato dei benefici del Karate e del perché io consiglio di praticarlo. Se ti sei perso l’articolo, ti invito a leggerlo QUI.

Oggi, però, voglio scavare più a fondo ed entrare nel vivo dell’attività agonistica del “kumite” (combattimento sportivo).

Nel mio personale “viaggio” agonistico, oltre ai miei Maestri, sono state molteplici le persone che mi hanno aiutato, sostenuto e che hanno contribuito alla formazione del mio carattere. Una di queste è sicuramente il mio amico Francesco Puleo.
Con Francesco ho condiviso molti momenti e “notti insonni” quando, da compagni di squadra, parlavamo per ore di tecnica e tattica discutendo di quali fossero le strategie migliori o quale fossero le nazioni più forti del mondo.

In questo articolo gli chiederò di come costruisce il rapporto con gli atleti, cosa pensa delle differenze tra il karate italiano e internazionale e di quelle tra il settore Under18 e Senior. Leggilo fino in fondo per scoprire i suoi aneddoti.

Prima di fargli qualche domanda, voglio però presentarlo come si deve.

Chi è Francesco Puleo.

Francesco Puleo è il direttore tecnico dell’omonimo club Team Karate Puleo Firenze. Questa giovane associazione sportiva, in soli cinque anni, ha già raggiunto importanti traguardi a livello italiano, europeo e mondiale. Determinante per la sua carriera è stata la scelta risalente a Settembre 2016 di prendere parte, da totale outsider, alla massima serie del Karate internazionale: la qualificazione olimpica.

Nonostante il duro confronto con un’organizzazione mondiale fatta da centinaia di federazioni nazionali e di campioni acclamati, il coach fiorentino è riuscito comunque a farsi apprezzare, raggiungendo risultati che hanno lasciato tutti a bocca aperta.

Su tutti spiccano i successi di Simone Marino (il bronzo al Paris Open, l’oro all’Europeo di Kocaeli e l’argento al Mondiale di Tenerife) che hanno anche consentito al giovane peso massimo di entrare nel gruppo sportivo dei Carabinieri. Pesante anche la medaglia di Mattia Pampaloni che centra il bronzo nella Premier League di Tokyo dopo aver battuto in finale il brasiliano Brose. Il tutto suggellato dalle vittorie di anche altri suoi atleti ai danni di quattro campioni del mondo seniores e altrettanti n°1 dell’official ranking WKF.

A Dicembre 2019 la Federazione Nazionale Bulgara lo ha poi ingaggiato come coach dell’atleta Aleksandra Stubleva (attuale n° 20 al mondo della Categoria +68 kg). Il compito è quello di prepararla e seguirla in tutte le gare della KARATE1. Questo accende così in lui anche il sogno di poter essere presente alle Olimpiadi di Tokyo 2021.

Intervista a Francesco Puleo

di Marco Colaianni

Ciao Francesco, quando hai capito che volevi essere un allenatore?

È stato nel 2007, nel momento in cui mio fratello (classe 1994) – da me allenato più per sentimento fraterno che per scelta consapevole – conquistò la medaglia di bronzo agli italiani tra gli esordienti -45 kg. Fino ad allora mi ero sentito solo un atleta. La prima medaglia in campo nazionale di un mio “allievo” cambiò qualcosa in me, mostrandomi nuove prospettive e dandomi nuovi stimoli.
Guidare la crescita di una persona che si affidava a me era stata un’emozione unica. Così ho deciso di diventare un allenatore a tempo pieno iniziando un viaggio che perdura ancor oggi e che spero possa terminare il più tardi possibile.

Non ti è dispiaciuto lasciare così presto i tuoi sogni da atleta?

In realtà non è stato un taglio netto. Tra il 2007 e il 2015 ho continuato a combattere, mentre già mi “formavo” come allenatore, vincendo anche una decina di medaglie nei campionati italiani, tra cui un titolo assoluto e la medaglia di bronzo al valore atletico del CONI. Ormai però l’esperienza da coach si era trasformata in una vocazione con obiettivi più che chiari. Il mio ritiro anticipato dalle competizioni mi è apparso come una scelta naturale per concentrarmi a pieno sui miei atleti.

C’è qualcuno che pensi possa averti ispirato?

Su tutto ritengo abbia inciso il mio Maestro Nicola Ciarloni. Per lui, io sono stato il primo allievo agonista. Nicola, guidato esclusivamente dalla passione, ha pensato fin da subito a cosa potesse essere meglio per me senza curarsi di ciò che poteva pensare la gente e senza mai alcuna finalità economica.
Se posso approfittare, oggi vorrei ringraziarlo pubblicamente per tutto.

Crescere agonisticamente I segreti del Team Karate Puleo.

Considerando la velocità con cui il tuo team sta crescendo, sono curioso: a cosa devi maggiormente la tua crescita agonistica?

Se devo darmi un merito, forse mi riconoscerei il fatto di tenermi mentalmente aperto al cambiamento. Osservo sempre dove altri fanno meglio, chiedo e sperimento senza paura di essere giudicato.
Di persone da ringraziare poi ce ne sarebbero tante ma non sbaglio nel dire che nelle mie scelte, più di tutti, è sempre stata presente la mia famiglia che ha creduto in me molto più di quanto io stesso non riuscissi a fare e che mi ha fornito i mezzi ed i valori con cui e per cui lottare.

Quali pensi che siano le scelte tecniche e tattiche che ti hanno portato ai tuoi risultati?

Anche qui è fondamentale mantenersi ben disposti verso il cambiamento (anche tecnico), e credo che questo sia possibile solo mantenendosi umili. Per il resto abbiamo vinto con tecniche e tattiche diverse contro gli stessi avversari. A riprova del fatto che non esiste una sola strada giusta per arrivare alla vittoria. Esattamente come non c’è un solo modo per perdere.
Inoltre, mi sento di dire che le mere tecniche e tattiche non sono a volte sufficienti a fare la differenza: è essenziale un’attenzione specifica nell’approccio, anche mentale, all’incontro e al rapporto coach/atleta.

Il rapporto tra coach e atleta secondo Francesco Puleo.

Come ti relazioni con l’atleta?

Personalmente quello che cerco quando parlo con un atleta è la costruzione della fiducia reciproca. Nel momento in cui l’atleta percepisce che il fine è comune e che conosciamo una strada per arrivare all’obiettivo, io sento di aver già vinto. Se arrivo ad ottenere quello stato mentale e quel feeling con chi sale sul tatami, non fa più nessuna differenza contro chi combatteremo né con quale tattica lo affronteremo.

Come arrivi a questa condizione nel concreto?

Una battuta, un sorriso (e una parolaccia ogni tanto) fanno da binario emotivo verso la meta. Spesso è faticoso filtrare ciò che penso, pesare le parole e accontentarmi di un progresso di centimetri quando so che potremmo fare metri.  Alla fine però, quando arriviamo in gara, se ho lavorato bene, basta un solo sguardo, un’espressione, una parola e l’atleta sa già cosa deve fare. Per questo sono convinto da sempre che l’atleta vince e perde accanto al coach.
Nella mia ottica siamo sempre una squadra: si vince e si perde insieme, dividendo meriti e demeriti.

Quale è stata la tua più grande gioia sportiva?

Al di là delle vittorie, lo sport crea legami indissolubili. Vedere come un rapporto non si spezzi col passare degli anni è, per me, la soddisfazione più grande in assoluto.
Mi capita spesso che allievi che hanno ormai smesso di combattere o di allenarsi con noi mi invitino a cena o per prendere un caffè. Ecco, forse, questo è il risultato più bello della mia giovane carriera da coach: l’aver costruito qualcosa, fosse anche solo un’amicizia, con i miei allievi ed ex-allievi, che sta durando negli anni, proprio come è capitato a me con il mio Maestro.

Kumite e differenze tecniche nelle diverse età.

Quali pensi che siano le differenze tra il kumite seniores – oltre i 18 anni NDR- e quello giovanile?

Al compimento dei diciotto anni per i nostri giovani c’è un vero e proprio salto di categoria da affrontare. I regolamenti Under21 e Seniores trasformano il karate da sport di controllo in sport di contatto controllato.

Più di tutto cambia la fisicità del match che nei senior è un po’ più influente. Inoltre, la differente durata degli incontri che passano da due a tre minuti, al di là dell’aspetto fisico, varia anche alcune scelte tattiche durante l’incontro.

Per fare un esempio?

L’utilizzo strategico delle sanzioni. Sia nei senior che nel giovanile c’è un limite massimo di quattro sanzioni per tipo. Avere tre sanzioni dopo un minuto e mezzo nel giovanile però è molto diverso da averle nei senior quando sei solo a metà del match.

Ci sono anche delle differenze tecniche?

Sotto il profilo tecnico/tattico esistono più pareri. Il mio è che gli atleti senior ottengano più punti dalla corta distanza, in particolare con le tecniche di pugno. Poter andare a contatto col volto con i pugni permette di evidenziare più facilmente il kime -breve contrazione isometrica del gesto NDR-, anche in situazioni ravvicinate. Per quanto riguarda la fase difensiva, tra gli atleti di maggiore età, ho notato una leggera riduzione dell’uso delle parate a vantaggio degli spostamenti e degli arretramenti.
Nel giovanile l’attacco può essere valido anche a 10 cm di distanza dal bersaglio quindi per esser certi di eludere l’assegnazione di un punto in favore dell’avversario è quasi indispensabile parare nettamente prima di poter effettuare un contrattacco. Decisamente più semplice, invece, valutare se assegnare un punto quando nell’azione c’è stato un contatto. Questo, da maggiore tranquillità agli atleti seniores che spesso scelgono di rischiare una rimessa immediata senza parare, solo scaricando l’avversario sulla distanza.

Karate internazionale.

Quale pensi sia, invece, la differenza di interpretazione tra il kumite italiano e quello internazionale?

Per molti anni la federazione italiana ha adottato regolamenti diversi da quelli WKF (World Karate Federation). Era inevitabile che questo comportasse anche delle differenze nella metodologia degli allenamenti. Mi riferisco al vecchio regolamento a bandierine negli esordienti, al vecchio divieto di contatto di braccia anche per i senior, alla differente suddivisione in categorie di peso e classi di età sia nelle gare individuali che in quelle a squadre e tante altre scelte che onestamente non ho mai capito fino in fondo.

Da qualche anno a questa parte l’Italia si sta adeguando. La possibilità concessa ai club di partecipare alle Series A, la scelta di trasmettere in diretta live sui canali YouTube le finali delle Karate1 e le scelte federali nel cambiare buona parte di quei regolamenti stanno appianando sempre più le divergenze.
E’ doveroso dire, però, che gli atleti italiani che si sono confrontati all’estero con regolarità, hanno sempre riempito le lacune tecnico/tattiche iniziali in poco tempo e che l’Italia si è sempre presentata al mondo come una potenza temuta e rispettata in tutti i settori.

Ad Maiora, Francesco.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?

Nel breve termine spero solo di poter tornare a riabbracciare tutti i miei allievi, anche quelli più piccoli che hanno subìto maggiormente le conseguenze di questo periodo assurdo.
Da un punto di vista agonistico ritengo che la qualificazione olimpica di Aleksandra sia, non solo l’obiettivo principale, ma anche il sogno che inseguo fin da quando ho partecipato alla mia prima gara di karate.
Infine, ma solo in termini temporali, anche se non sportivo, un altro obiettivo meraviglioso sarà organizzare il matrimonio insieme alla mia compagna, collega e allieva Alessia. Una persona che ha avuto un ruolo centrale in tutti i momenti decisivi della mia carriera e che voglio ringraziare oggi anche per il grave errore che ha commesso dicendomi di sì.

Grazie per questo piacevole tempo passato insieme e per averci dato degli spunti interessanti. Ti faccio un forte in bocca al lupo per questa importantissima stagione e spero di vederti prestissimo, sui tatami mondiali.

4 commenti
  1. Sauro Somigli
    Sauro Somigli dice:

    Leggendo l’articolo ben strutturato si evince di quanta qualità ha prodotto l’ancor giovane Francesco. Da ritenere importante la difficoltà che trovano sulla via le associazioni dilettantistiche di sport minori, dove alle normali difficoltà nell’educare e formare atlete e atleti vanno aggiunte quelle dei bilanci economici. Tuttavia quando il vento soffia tutte le foglie si muovono.

    Rispondi
  2. Lorenzo Balleggi
    Lorenzo Balleggi dice:

    Intervista molto interessante che parla dell’emozioni che si provano in questa disciplina e dell’unicità di una squadra. Complimenti

    Rispondi
  3. Giovanni
    Giovanni dice:

    Bellissima intervista, dai quali contenuti si traggono Importanti ed utili spunti di cui ogni team sportivo può arricchirsi!
    Complimenti!

    Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *